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DIRTY TALK: sulla lingua, o sul sesso plurilinguistico

Emilia Todaro

Sfacciat*

ci lecchiamo la faccia

ci stiamo toccando, proprio lì, che

“okay?”

“okay?”

“okay!”

Consenso entusiasta, lo chiamano,

ed è solo poi una scintilla, 

un bisogno negli occhi che ti mangiano viv*

e poche richieste mirate, 

“is it okay if I…”

“yes…yeah”

e nel momento in cui comincio a godere 

finisco di realizzare certe cose speciali;

con le mie mani fra i tuoi capelli, 

e le tue sulle mie gambe, 

ho la testa libera di galleggiare.

 

Realizzazione estemporanea

(mettiamo in pausa questo momento: 

che avete inteso con il titolo “sesso plurilinguistico”? 

Zozzon*! No, no, è solo un modo mio, 

un poco originale, per dire che):

ho avuto più orgasmi in inglese che in italiano

so come chiederti cosa ti piace fare

con la tua lingua, nella tua lingua

ma mi imbarazzerei, a usare la mia

mi divertono i doppi sensi

e il dirty talk mi eccita

in inglese possiamo prenderci in giro

e prenderci per le chiappe, ma 

se dovessi dirti:

“hold me, grab me”

in altro modo, morirei dalla vergogna.

Non so chiedere quello che voglio

con le parole in cui vivo da sempre.

Uso frasi imparate, parole prestate

e le abito talmente tanto bene

che mi trovi charismatic

che quando mi sciolgo lo trovi cute

che sai benissimo quello che mi piace

perché te l’ho detto io.

 

Mi sussurri certe cose un poco sporche

e ripenso a quella scena di Fleabag

“I sometimes worry that I wouldn't be 

such a feminist if I had bigger tits”

e forse in inglese sono davvero meno femminista

ma l’inglese è sempre stato più dolce

mi ha chiesto di guardarlo negli occhi

senza dirmi mai ti amo troppo presto,

l’inglese è una nuvoletta su cui galleggio

e mi prendo tutto, complimenti contestuali

carezze e baci sul naso, sulla fronte, 

ovunque, e coccole mezze addormentate

schiaffetti e unghie e morsi

che in inglese non feriscono, non lasciano traccia.

 

So pensando troppo come al solito 

(a voi non capita mai? 

Siete talmente tanto là con il corpo

che il pensiero sale altissimo, 

sopra i tetti, si impiglia nel fumo

convoluto dei comignoli,

sono distratto persino quando… 

questo pezzo è stato scritto così),

ma l’inglese è davvero più pulito

da implicazioni e costrizioni, così casual, 

ed è così facile giocare 

rincorrerci con le dita. 

 

In inglese posso chiederti

”are you up to…”

e mugolare da dentro sul serio, uso solo vocali

“yeah”

Pensa usare una consonante sibilante

per dire a qualcuno di non fermarsi! Pensa dire

Sì, 

con quel sibilo strascicato da scivolo nel parco

da sci in montagna, che non ci sono mai stato, 

da silenzio assordante e sussurro sibilante!

in inglese uso solo vocali, aperte

spalancate proprio come

la mia bocca premuta sulla tua,

e ci cerchiamo così intensamente che

”damn”

Ed è bellissimo stare qui.

Ma non te lo dico, perché farebbe così:

I love being here, e mi sembra un po’ presto;

poco importa, sto solo facendo snooze

su certe conversazioni importanti

perché sono una codarda,

questo, purtroppo, in ogni lingua.

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