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ESSERE DEL FUTURO

AMBRA MANDARANCIO

L’asceta veniva dalle montagne, la sua vita ieratica lo isolava dal resto del mondo. Un cataclisma improvviso lo spinse a lasciare la natura selvaggia per rifugiarsi in città. Un luogo così artificioso, con usi a lui incomprensibili. Nel percorso per raggiungerla qualcuno ha tentato di trasmettergli parole volgari, truci. Volevano prepararlo al suo arrivo. La sua comprensione si fermava al sibilo del vento sulle vette, all’accordato suono delle bestie solitarie, al rumore che fa il silenzio nel buio. Non poteva comprendere il significato vuoto delle parole cittadine, ripetute identiche, logorate dai limiti del linguaggio. Volevano avvisarlo che una volta varcata la soglia della città tutto sarebbe cambiato. Gli avrebbero detto di dimenticare sé stesso, il suo passato, di dimenticare lo stato essenziale delle cose. La città esige l’asservimento ad un nuovo ordine di pensiero, di comunicazione e di azione. Avrebbe incontrato altri esseri, non più umani, ma già sulla strada per diventare macchine. Cyborg uomini assuefatti dai piaceri materiali, soggiogati dal lusso, dalla tecnica, prigionieri del sesso, illusi dal potere. L’asceta prosegue così il suo cammino e una volta arrivato viene invitato a togliersi i vestiti. Il nome della città gli era sconosciuto. Se lo vede apparire in tutta la sua maestosità. Può comprenderlo ma non immaginarlo. Prova a scomporne le sillabe. Ogni tentativo di comunicazione con gli abitanti è il tentativo di un indigeno di decifrare i suoni di una metropoli. I bambini nella città del sesso seguono lezioni di accoppiamento fin dalla tenera età. Il vocabolario è ristretto a parole indecenti, oscene. Dappertutto, sulle strade, nei negozi, nei caffè, avvengono esperimenti sessuali. La maniera affettata di muoversi dei cittadini li confina ad un’assenza di volontà e presenza, ad una dipendenza dai sensi; così piegati e deformati dal desiderio della carne. L’armamentario del sesso è fatto di tanti elementi: eccitazione, concitazione, ardore, furore. Amore? Non affatto. L’amore nella città del sesso è bandito. La delicatezza dei modi, la poesia nella voce, la morbidezza del tocco: tutte caratteristiche proibite. I cittadini crescono con l’arroganza del coito, strozzato dalle grida sguaiate. Tutto in città è subordinato al depauperamento proprio del sesso, ogni elemento portato all’esasperazione fino al crollo finale. L’asceta ne rimane così sbalordito da soffrire di afasia. Tutti lo fissano. Per lui è semplicemente nudo. Per loro è un boccone di carne da fare gridare. Si sente assediato. Vittima di una grandissima aberrazione. Desidera un pulpito da cui poter proclamare un’apologia al sacro. Davanti una platea di profani, scalzo e senza vestiti, in mezzo alla strada, con la voce rotta appena ritrovata mormora:

 

“Padre vostro che è nei cieli, Ave Maria-Madre di Dio, Padre divino, Madre divina, Angeli, Arcangeli, Maestri Ascesi…possano perdonarvi per tanta bassezza, possiate redimervi con abnegazione ed esercizio delle virtù dalle… vostre colpe. Dai vostri peccati. Indegni di far vivere la materia perché dipendenti dal piacere che vi procura. Pregate.”

 

L’oratore, assenteista dal sesso, viene interrotto da versi concupiscenti, assalito dalla folla nella sua vorace tensione sessuale. Mentre viene violentato continua ad asserire formule devozionali. Nella bruma dei corpi perde coscienza. Una di loro, una cyborg puttana lo strappa via dalla rete collettiva per poterselo godere privatamente. Si spostano in un angolo di prato appartato, nei giardini pubblici. L’anacoreta è in una caligine mentale che lo rende assente, lei lo vorrebbe presente, lo vorrebbe partecipe; non vuole soltanto dare, ma anche ricevere. Lo tratta con circospezione, lo ribalta da sopra a sotto per analizzarne l’anatomia. Rimane folgorata dall’albore della sua pelle e per la prima volta prova un’emozione, non solo pulsioni biologiche forzate da fantasie. Un’emozione?! Si allontana dal corpo con impeto. L’urto fa svegliare l’asceta, che la ringrazia per averlo salvato. 

 

-Volevo solo fotterti con forza, volevo averti tutto per me. Farmi penetrare dall’assoluto. Ma ora non sono più sicura di volerlo fare.

-? (la guarda con aria interrogativa)

-Non posso spiegarlo, non capisco

-Dove sono finite tutte le parole con cui vi sporcate la bocca tutti? 

 

La puttana si allontana in silenzio e scoppia in un pianto incontrastato. Incuriosito si avvicina, lei fa un passo indietro come impaurita. Lui cerca un contatto per consolarla. Mentre sente le sue mani sul suo corpo elettronico viene pervasa da un forte sentimento. E’ amore? Corre senza voltarsi. Amore e sesso possono coesistere? “Può esserci sesso senza amore ma mai amore senza sesso”: questo lo spot pubblicitario nei media della città del sesso. Lui aveva amore di Dio, lei amore per lui. Non aveva mai provato attrazione per una donna. Lui che aveva amore di Dio. L’invisibile gli bastava. Lei aveva dell’invisibile nella carne. Nella città il sesso era il motore di ogni cosa. Nessuno dei due voleva il corpo dell’altro. Entrambi volevano qualcos’altro. L’assenza di quel corpo, la presenza dell’amore. 

Si addormentano lontani e sognano lo stesso sogno. Il giorno seguente il destino li fa rincontrare. Da uno sguardo sorge una nuova consapevolezza. Fra le due polarità, ristagnare nello spirito o affogare nella materia, il distacco rappresenta l’equilibrio. Il sesso, rappresentante supremo del tentativo di unità nel piano materiale, rivela le sue complicazioni: brevità, imponderabilità, estremismo. L’ascetismo scoperchia il suo limite di conoscenza, il suo atteggiamento radicale. Per praticare la pura castità è necessario sporcarsi. Farlo con distacco, in grazia di dio, e poi lasciare che il sesso segui l’amore, anche a costo di lasciarlo solo, l’amore, senza sesso, e mai il contrario.

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