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Madri senza fili

Cosimo Rabà

Tutto ciò che so dei miei amici lo so dalle loro madri. Cioè lo so dalla mia, che lo sa dalle loro.

So dei loro nodi, angosce, dei loro pianti (banditi dal linguaggio maschile fra maschi), solo attraverso dei racconti, io che gli passo davanti tutti i giorni. Volendo stilare un ordine, sono fra gli ultimi anelli della catena. 

 

Mi raggomitolo verso il bracciolo del divano. Per quanto ami il calore da sfregamento di un buon tessuto, lo faccio per alzarmi, anzi, c'è una buona temperatura. Ribalto la coperta come quelle viscide frittate giapponesi e ho addirittura un paio di gocce di sudore sullo stinco. Tiro su i calzini e butto giù le gambe.

 

Andrea dorme ancora, anche Marianna.

 

Ieri sera non so come ho finito di vedere il film, gli occhi si chiudevano e avrei avuto bisogno di un sostegno per il collo. Andrea poi, rientrando dalla seconda sigaretta di fila dice qualcosa, non ricordo nemmeno, sulla sua vita. Mi sono accorto stamattina, mi aveva completamente svegliato. All’improvviso, fretta di parlare e morsi alla lingua per non essere precipitoso. Andrea cambiava idea ogni frase, cercavo di seguirlo.

 

Ci sono, vedo, sul tavolo, ancora tutti i bicchieri di ieri sera, qui dentro, una certa aria di chiuso che tiene insieme le cose e da dietro il muro luminoso della tenda, un'altra bella giornata. Resto seduto sul bordo del letto, prima coi gomiti sulle ginocchia, poi buttato indietro. Ho un lieve mal di schiena.

 

Io che Andrea avesse prestato ai suoi trecento euro non lo sapevo. Non ho capito esattamente per cosa, non mi sono azzardato a chiedere. 

Lavora in un supermercato da quando si è laureato. Non ne ha più voglia dice, si era convinto che andasse bene, un lavoro semplice, sufficiente. Non lo era. Gli mancano molte cose, ha detto, il silenzio, il computer e le finestre. Ha raccontato di una signora che dopo aver riempito le borse, chiedeva di ogni prodotto se fosse in sconto. La risposta era no per quasi tutti e la signora visibilmente irritata.

 

Nell'altra stanza si è svegliato qualcuno, sento la porta, io sono ancora sul divano. E' Marianna. Arriva di qua con le calze fino ai polpacci e i capelli legati, mi saluta e si siede sullo sgabello al tavolo.

"Notte?" "Ok. Tu?" "Ok"

C'è confidenza in questa brevità. Chiedo se Andrea dorme, dice che non lo sa, pensa di sì.

 

Ho capito che la casa dove sta ora non gli piace più, è noiosa, dice, nel senso che dà noia, credo. Ha tre coinquilini che "si muovono male in casa". Non so esattamente che intenda, suppongo un misto di immaturità e disordine ai suoi occhi. Uno di loro ha ospitato a casa il fratello per due giorni e Andrea l'ha trovato invadente, dice che gli ha chiesto due volte che lavoro facesse e se fosse tipo da birra o vino. L'ultimo giorno, in confidenza, tette o culo?

 

Chiedo a Marianna di ieri sera. Se lei sapesse. Dice di sì e iniziamo a parlarne. Io dal divano e lei dal tavolo. 

“Che comunque nessuno si immagina quanto ci si possa divertire in un supermercato…ma succede troppo poco spesso”. Non dà mai un giudizio convinto Andrea, è sempre cauto, cauto da dare il nervoso, cerca e crede sempre di dover considerare qualcosa che invece non c’è e che gli impedisce di muoversi. Ma questo poi lo dico io. Mi trattengo e con lui faccio domande più mirate. “Ma te al lavoro ti vuoi divertire?”

 

Se si fosse svegliato Andrea, non sarebbe successo. Né parlare di lui, la sera prima eccetera, tanto meno di Marianna, che come tutte le nostre amiche, ci sembra non abbia bisogno del nostro interesse.

 

Marianna beveva da sola del vino da una bottiglia che si era portata da casa. E intanto ascolta Andrea, non mi guarda, non fa domande, sono io ogni tanto che guardo lei. Beve quando io e Andrea scambiamo due battute. “Ma vorresti sfruttare la laurea?” “Non so, mi ha annoiato troppo l’ultimo anno, magari il lavoro è ancora peggio”. 

 

Marianna mi racconta, è molto sintetica, essenziale. Andrea è in fissa con una ragazza e un ragazzo. Con lui ci parla al lavoro, dice che è un amico, si fida. Lei, dice Marianna, è solo bella, ma per Andrea anche intelligente. L’ha incrociata una volta, Andrea. 

Dice anche qualcosa su un mezzo trascorso fra loro due, ma mi sono distratto e ci rifletto solo più tardi. Non sapevo.

 

Andrea continua con qualche “non lo so” e il discorso si esaurisce. A me il sonno è passato del tutto ma ormai non sappiamo continuare, siamo pudici e facendo finta di niente, andiamo a letto. Marianna si sta già lavando i denti.

 

Chissà perché non me l’ha detto Andrea. 

“Ah, non so se ti ho detto, ho anche io novità di cuore, o di mutande insomma” “Ah sì?!”.

E Marianna mi ascolta.

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