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Luce e Carlo Ventura

Belfio

La Preistoria

 

È dagli albori della storia che gli occhi degli esseri umani si schiudono alla bellezza del sole. Sorgendo dalle profondità del cosmo, si posa sull’orizzonte dell’uomo terrestre, offrendogli consapevolezza organica dell'alternarsi tra giorno e notte e di come il ritmo circadiano scandisce i ritmi corporei vitali.

I nostri più antichi antenati hanno appreso il potere nutritivo della luce molto prima che fenomeni come fotosintesi ed effetto serra entrassero nel nostro linguaggio, un esempio significativo si trova nell’antico Egitto - circa 3.500 anni fa - con uno dei primi tentativi di monoteismo della storia: il faraone Amenofi IV, poi conosciuto come Akhenaton, vide nel sole l’unica potenza da venerare, in quanto unica fonte non terrestre di energia visibile a tutti, sostenendo che tutto il resto fosse frutto dell’immaginazione.

Nell’inno ad Aton, rispettivo dio, inciso nella tomba di uno dei suoi più fedeli consiglieri, si legge: "...gli uomini tu hai creato, le bestie grandi e piccole, tutto ciò che è sulla terra e cammina ..." e ancora: "... I tuoi raggi abbracciano le terre, fino al limite di quel che tu hai creato (...),Tu sei lontano, ma i tuoi raggi sono sulla terra... ".

 

 

L’ Evoluzione

 

L’inclinazione, la costanza e la frequenza con cui la luce solare irradia uno specifico territorio ne determina la natura: questo fenomeno avviene sia a livello microscopico che macroscopico, dai più piccoli organismi presenti nel sottosuolo fino alla complessa organizzazione sociale ed economica della specie umana. Citando nuovamente l'inno ad Aton : “Ognuno ha il suo cibo ed è contata la durata della sua esistenza. Le loro lingue sono differenti di idiomi, e diversi sono anche i loro caratteri e la loro pelle, giacché tu (Sole) hai differenziato i popoli stranieri.”.

Di pari passo, è affascinante osservare come le diverse condizioni ambientali e credenze religiose abbiano contribuito, nel tempo, a modellare il pensiero moderno.

La luce possiede, quindi, l’intrinseca capacità di plasmare luoghi e culture, quasi contenesse al suo interno "l'Informazione" stessa. In tal proposito la scienza ci insegna che i fotoni, particelle elementari della radiazione luminosa, trasportano diversi tipi di informazioni sfruttando le loro proprietà fisiche fondamentali. I fotoni ottici, ad esempio, ci permettono di vedere i colori, mentre senza i fotoni infrarossi, microonde e radio non esisterebbero, e senza quelli di tipo X le radiografie.

Potremmo quindi dire che la luce rappresenta, in termini filosofici, la “Verità”, tutto ciò che è visibile e che al tempo stesso rende visibile il mondo. La sua presenza - e di conseguenza la sua assenza - porta con se sia il senso dell’essere, che del non essere.

La luce e il buio: poli opposti che evocano la vita e l’assenza di vita, il reale e l’astratto, il tangibile e l’invisibile.

 

 

Arriviamo a Noi!

 

È curioso osservare come le scoperte e invenzioni più impattanti della storia siano scaturite da manipolazioni della luce, per citare alcuni esempi particolarmente significativi: lo specchio - il cui esemplare più antico risale circa all’8000 a.C. - fu probabilmente diffuso dagli Egizi, che lo utilizzavano nei rituali dedicati al dio Sole; gli occhiali da vista, un intervento importante di modifica della percezione visiva, nacquero in Italia nel XIII secolo; microscopio e telescopio, inventati tra 1590 e 1609, hanno permesso di esplorare sia il mondo infinitamente piccolo che l’immensità del cosmo.

Tra tutte, però, una delle invenzioni più magiche che l’uomo abbia mai portato a termine è, a mio avviso, la fotografia. La cattura fotografica rappresenta, secondo me, il tentativo biochimico di fissare la luce - l’informazione, la verità - in una porzione spazio-temporale definita, in un frame di materia fotosensibile.

In un mondo moderno densamente urbanizzato, tuttavia, l’estetica della luce assume caratteristiche fortemente differenti dal mondo primordiale: i grandi corpi che abbiamo costruito attraverso diverse tecniche, profondità e materiali, creano peculiari ostacoli fisici e luminosi, generando nuovi giochi di luci e ombre. Definisco queste strutture “Corpi” in quanto espressione naturale del nostro complesso evolutivo, costruiti imitando la natura, realizzando la propria natura nella costruzione.

Helene Binet, straordinaria fotografa degli anni '60, ha saputo cogliere queste dinamiche, osservando costruzioni ed elementi architettonici attraverso suggestivi rilievi di luce. Il sentimento più curioso che la sua fotografia ha suscitato in me è stato un inaspettato senso di appartenenza nei confronti di quegli stessi edifici che ho sempre considerato freddi e spigolosi, osservando attentamente i suoi scatti ho percepito incredibile somiglianza tra i chiaroscuri creati dai palazzi e quelli caratteristici del corpo umano: Helene sta osservando dei veri e propri corpi. In questo senso, la fotografia e l'osservazione attenta degli spazi costruiti diventano, paradossalmente, strumenti per riscoprire la nostra umanità e il legame intrinseco con il mondo naturale.

 

 

Introduzione a Carlo Ventura

 

Tutti i concetti espressi qui sopra hanno assunto per me significato quando mi sono avvicinato alla figura di Carlo Ventura. Nato a Trani nel 1958, è Medico, PhD (philosophiae doctor), Specialista in Cardiologia e Professore Ordinario di Biologia Molecolare presso la Scuola di Medicina dell'Università di Bologna dove è inoltre direttore e ricercatore del National Laboratory of Molecular Biology and Stem Cell Engineering dell'Istituto Nazionale Biostrutture e Biosistemi (INBB).

I suoi studi mirano ad esplorare la Biologia Cellulare attraverso gli occhi della Fisica, usando campi magnetici, vibrazioni nanomeccaniche e luce per sviluppare una Medicina rigenerativa che, basandosi sul potere diffusivo di queste energie fisiche, possa realizzare una "riprogrammazione" in sito delle cellule staminali tessuto-residenti. Questa strategia sta attualmente aprendo la strada ad una Medicina innovativa e di precisione eseguita senza il bisogno di trapianto di cellule e tessuti, basata sull'aumento del nostro intrinseco potenziale di auto-guarigione.

 

 

C’è Luce dentro di noi?

 

Un giorno mio fratello mi propose la seguente riflessione: “Essendo il nostro corpo una scatola chiusa siamo matericamente portati a visualizzare un ambiente buio al suo interno; non è così.” e mi invitò a fare ricerca sulla figura di Carlo Ventura.

Dinanzi alla sua argomentazione mi resi conto che fino a quel momento, proprio come lui suggeriva, avevo immaginato l’interno del mio corpo per così dire spento. Con mia sorpresa, scoprii, attraverso il professore, che siamo particolarmente permeabili a onde elettriche e suoni, e che durante le molteplici azioni e funzioni che le nostre cellule compiono vengono prodotte tantissime radiazioni luminose. Siamo inoltre abituati a pensare che l’intelligenza e la consapevolezza siano strettamente legate alle funzioni cerebrali, tuttavia, ogni cellula dispone di un'incredibile intelligenza propria. Alcune teorie, con cui il ricercatore si trova in accordo, collegano la sua indipendente maestria al ricordo ancestrale di quando la singola cellula costituiva la totalità della prima forma di vita sulla terra, gli organismi unicellulari.

Ventura ci invita quindi ad osservare il circuito bio-elettronico che abbiamo dentro di noi; un materiale intelligente all’interno del quale le nostre molecole, riconoscendosi a distanza e vibrando in fase, creano informazioni. Il professore ci mostra come le anse tra le molle di amminoacidi delle proteine permettono alle nostre cellule di oscillare in fase. Questo oscillatore elettro-meccanico si muove all’interno della cellula creando una nube di forze elettromagnetiche che trascendono quindi dai confini fisici e meccanici di quella stessa molla; di conseguenza si creano meccanismi di emissione e assorbimento di fotoni, luce. All’interno di questa chimica “danzante”, come la definisce Ventura, la molecola è oggi definita “cromoforo”: assorbe luce di una determinata lunghezza d’onda ed emette una radiazione luminosa caratteristica, un colore. In quest’ottica mi sento di dire che chiunque si può identificare nell’attività del cromoforo; un movimentato processo di assorbimento delle informazioni che lo circondano e che, a seconda delle nostre specifiche caratteristiche, vengono elaborate e restituite all’ambiente circostante.

 

 

Perché proprio Carlo Ventura?

 

Carlo Ventura ci permette di conoscere una branca della ricerca estremamente innovativa e lungimirante, ad esempio ha mostrato al pubblico italiano gli esperimenti di Guenter Albrecht-Buehler.

Albrecht-Buehler è un ricercatore che ha condotto esperimenti riguardo la capacità delle cellule di reagire a stimoli luminosi, in particolare in varie conferenze mostra, tramite un video time-lapse, quello che accade ad una cellula privata di nucleo e coltivata in laboratorio quando viene inserita in un ambiente con una fonte luminosa e dei corpi cellulari riflettenti.

Nel filmato si vede chiaramente come la cellula in questione, se pur priva di DNA e quindi di informazione genetica, riconosca la fonte di luce con la quale pulsa in fase fino ad inglobarla. Sebbene non si tratti di una cattura della luce in senso fisico, il concetto di inglobare luce potrebbe essere metaforico, riferendosi all'assorbimento dell'energia necessaria per il metabolismo cellulare.

Non è da sottovalutare l'impatto che i risultati delle sue ricerche portano in campo medico: il professore si concentra, infatti, sul potere di auto-guarigione già presente nel corpo umano come in tanti altri esseri viventi e, invece che perseguire un intervento invasivo dall'esterno, promuove la stimolazione e attivazione di capacità intrinseche dei nostri tessuti.

Un esempio a mio avviso molto chiaro riguarda le cellule staminali: quest'ultime vengono solitamente coltivate in laboratorio e trapiantate nei tessuti di pazienti con patologie, il ricercatore bolognese, tuttavia, ci ricorda che ogni organo del nostro corpo presenta già un numero non indifferente di cellule non specializzate, pronte ad intervenire laddove sia necessario, e studia come il loro reindirizzamento possa essere gestito dall'interno, tramite onde sonore e corpi luminosi.

Ciò che probabilmente mi affascina di più degli studi di Ventura è la sua incredibile abilità comunicativa: tramite una retorica chiara, logica e semplice, riesce a portare argomenti molto complessi alla comprensione di tutti. Durante le sue conferenze riesce ad attenuare nel pubblico, spesso costituito da altri ricercatori, preconcetti e negazionismi e sovverte la struttura logica di ogni ascoltatore indirizzandolo verso una comprensione scientifica ed emotiva della tesi proposta.

 

 

La mia opera - Frequenze di luce


Carlo ventura mi ha permesso di percepire le mie stesse cellule come una dettagliata composizione sinfonica di pause, ritmi e frequenze di diversa ampiezza, questa immagine ha scaturito il tipo di ricerca che ho perseguito nella mia Opera.

Tutto, dagli scatti in analogico alla progettazione e preparazione dei telai di stampa e la stampa stessa è stato curato da me in persona. Lo sfondo, creato partendo da una fotografia del fuoco, rappresenta la primitiva natura luminosa del pianeta, il livello centrale mostra i chiaroscuri che persone e piante generano con i loro corpi, mentre in primo piano ho optato per uno spontaneo flusso di pennello (archiviato e stampato come il resto) per connettere e far interagire i due livelli sottostanti. Questo flusso rappresenta la nostra amata luce che, dalla singola cellula al grande disco solare, permette la convivenza di tutte le realtà.

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