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Apnea

Belfio

Corpi che fluttuano

530 milioni di anni fa, negli ambienti oceanici primordiali, si diversificavano le prime forme di vita. Ancora oggi molti dei nostri ecosistemi si trovano sotto il livello dell’acqua. A partire dagli organismi marini, noi umani, siamo gradualmente apparsi verso la superficie, diventando esseri di terra. La nostra natura, però, risiede nelle profondità, in quel nutritivo liquido primordiale.

Basta pensare che ancor prima di essere “Vita”, “persone”, passiamo fino a 9 mesi sospesi in un ambiente acquatico, in apnea, in attesa di essere concepiti. Il nostro primo respiro segue, dunque, un lungo stato di sospensione e corrisponde al nostro primo grande trauma, dovuto al repentino passaggio di stato...in una frazione di secondo passiamo dal pacifico liquido amniotico al pericoloso mondo esterno.

Per alcuni quello stesso stato di apnea si ripropone in condizioni e luoghi totalmente diversi, in giovane o in adulta età, ed altri lo cercano volontariamente per incontrare verità nascoste.

Quest'ultimo è il caso della pratica del free-diving, un'infinita immersione nelle profondità del proprio io, una caduta libera sotto la superficie.

Un viaggio sotto la superficie

Nati, cresciuti ed evoluti sulla terra ferma, legati costantemente ad un costrittivo senso di gravità, abbiamo formato il nostro pensiero in modo ”superficiale”. Trovarsi sotto la linea della superficie sulla quale poggiano le nostre conoscenze ci pone in una condizione quasi innaturale, nonostante ciò è proprio addentrandoci nelle profondità che possiamo conoscere la nostra natura.

L’acqua, l’elemento primario da cui tutto ha avuto origine e che tutto regola, da sempre in forte connessione con la civiltà umana. Ritengo curioso osservare l’attrazione per l’acqua che tante donne manifestano durante il travaglio e come da millenni venga praticato il parto in acqua, per garantire al neonato e alla madre un'esperienza di nascita meno traumatico: partorire immersi, con il proprio neonato, sospesi nel liquido che permette la vita, ha grandi benefici per entrambi, come se il percorso di vita stesso fosse alla fine una continua “attesa di essere concepiti”,  una continua sospensione che ci permette di cambiare, modificare il nostro percorso e ridirezionare le nostre intenzioni in modo naturale.

Il mondo marino contiene verità che ci riguardano, tante delle quali ancora sconosciute, nell’acqua salata possiamo addirittura rintracciare le origini dei nostri antenati e la successiva evoluzione della nostra specie. Michel Odent, uno dei padri del parto in acqua, nel libro “Noi siamo figli dell’oceano” propone una nuova visione per comprendere la profonda connessione tra noi umani e il mare: riconnettersi con queste conoscenze significa guardare nelle profondità di se stessi e andare oltre il senso di gravità che limita il nostro sentire. Grazie a questo tipo di ricerca abbiamo la possibilità di immergerci nuovamente  nella pura percezione e rimanere sospesi, in ascolto, imparando a conoscerci in modo meno superficiale.

FREE-DIVING, immergersi dentro se stessi

 

Nella pratica del free-diving, specialità dell’apnea, ci si allena per anni per riuscire a sovvertire le leggi naturali del corpo umano, si spinge il fisico agli estremi delle sue capacità: l'obiettivo è quello di riuscire a funzionare a bassissimi livelli di ossigeno, il cuore - in questa condizione - batte molto lentamente, il diaframma riesce a comprimersi molto oltre il normale.

Tutto questo, però, risulta paradossalmente in uno stato primordiale: il corpo immobile fluttua nelle profondità del liquido marino, cade libero senza forze opposte, la mente dispersa nelle allucinazioni dovute ai gas che si formano nel cervello.

Si torna così in un luogo nudo, sincero, protetto, come quello pre-nascita. In questo stato , la distinzione tra vita e morte è labile ed il corpo fluttua in uno stato di mezzo che non definirei né una né l'altra. Non puoi avere ne aspettative ne punti d’arrivo, un singolo pensiero consumerebbe troppo ossigeno.Rendere questa condizione “controllata” porta mente e corpo ad un forte atto di consapevolezza. La pratica è costituita da tre principali fasi:La discesa, la caduta libera e la risalita. Al termine della risalita l’atleta pronuncia il suo primo respiro.Come se fosse appena nato, come se gli anni di allenamento e la sua precedente vita venissero cancellati, viene partorito dalle profondità del mare.Io ritengo che questo possa accadere anche fuori dall’acqua, nel corso della nostra vita, quando eventi particolari ci tolgono completamente il respiro. E’ come vivere un'esperienza di “morte” dopo la quale abbiamo la possibilità di esperire un'altra volta il nostro primo respiro.

In modo analogo, penso che questa prospettiva ci permetta di rivalutare alcuni momenti apparentemente negativi del nostro percorso: proprio nell’ultimo periodo mi sono sentito in costante apnea, più volte durante il giorno mi capita di perdere completamente connessione con il mio respiro e sentirmi soffocare. Ogni volta sembra reale, ogni volta sembra l’ultima. Dopo ognuno di questi eventi però, sento che qualcosa di oppressivo dentro di me muore, e posso apprezzare a pieno il successivo primo respiro. Mi trovo quindi all’interno di lunghi stati di sospensione, incapace di agire, impotente nei confronti delle mie intenzioni, ma se osservo la mia condizione da un altro punto di vista e mi pongo in ascolto, lasciandomi cadere, vedo che è proprio in questo stato confusionario che entro in contatto con le parti più nascoste della mia persona. E così, sospeso, privo di gravità, mi posso comprendere senza rincorrermi sulla superficie.

 

Guillaume Néry – L’artista delle profondità

Guillaume Nery, nato e cresciuto a Nizza, è campione mondiale di apnea profonda, regista e performer. Nel 2015 ha raggiunto la profondità di 139 metri, 10 in più rispetto a quanto registrato, a causa di un errore.

Questa immersione, nel corso della quale Guillaume ha perso conoscenza, verrà ricordata come l’apnea più profonda della storia, anche se non registrata nei record mondiali. Dopo l’incidente ha lasciato le competizioni per trasformare la sua esperienza in arte visiva e narrativa, racconta le sue esperienze attraverso incontri e conferenze,  fotografia e pubblicazioni (Profondeurs è il suo esordio del 2014, Reconnexion del 2019).

Ciò che lo ha reso più popolare, tuttavia, sono alcuni cortometraggi prodotti in collaborazione con Julie Gautier.

Io invece ho scelto di parlarvi delle incredibili immagini subacquee presenti in Free Fall, Narcose e One Breath Around the World. Attraverso questi brevi docufilm ci porta all’interno del mondo subacqueo mettendoci in contatto con le affascinanti tematiche che riguardano la sua pratica, prima di tuffarci insieme a Nery nelle profondità della percezione, vorrei proporvi alcune sue parole pronunciate durante l’intervista di  Federico Sardo del 22 marzo 2018, per comprendere la connessione tra questo personaggio e le tematiche affrontate in precedenza. Parlando del suo rapporto con il mare dice:

“Non c'è bisogno di andare sulla luna o nello spazio per andare in un altro mondo: il mare è il più grande legame che abbiamo con la natura, il mare è l'origine della vita, noi siamo fatti al 70% di acqua, e appena entro nel mare sento un'armonia, una connessione fortissima.(...)Il mare è davvero un territorio nuovo e ancora da scoprire. Ne sappiamo di più della luna che non del nostro oceano.(...)Per me entrare in mare è un'esperienza potentissima, che mi fa sentire a contatto con la natura, gli elementi e l'universo.”

 

“Free Fall” (2010)

https://www.youtube.com/watch?v=QPsmZg7V6FU&list=RDQPsmZg7V6FU&start_radio=1 

In questo breve video di poco più di 4 minuti, l’apneista si lascia cadere lungo un abisso sottomarino come se fosse in assenza di gravità. È diventato virale per la sua estetica sospesa, ricordando una condizione spaziale.

Nery inizia la caduta libera partendo da un fondale marino, lanciandosi ancora più in profondità in una buca sottostante fino a raggiungerne il fondale per poi risalire arrampicandosi sulle pareti di roccia. Le immagini sovvertono completamente gli ordini di spazio e tempo permettendoci di fluttuare all’interno di una infinita caduta libera. Le caratteristiche dell’ambiente sottomarino mostrato e la tranquillità con cui il suo corpo vi interagisce mi hanno subito portato a decostruire la distinzione tra l’ecosistema terrestre e quello acquatico. Si muove in modo grazioso tra le strutture del fondale, ogni movimento appare semplice e fluente, è automatico pensare che questo non sarebbe mai possibile sopra la superficie. Ma come può essere un uomo a proprio agio sotto il livello di quella terra in cui è cresciuto?Come può muoversi con così grande facilità? Perché appare perfettamente in armonia con un habitat non suo? Nelle parole “Caduta Libera / Free Fall” risiede probabilmente il significato di queste domande.

Guillame è libero di cadere liberamente, sospeso nella più nuda e sincera forma del suo corpo umano, egli infatti parla spesso dello stretto legame che ha stabilito con il Tempo: ”Ho capito che uno dei motivi per cui ho scelto il free-diving è che mi espone a un rapporto estremamente stretto e preciso con il tempo; quando smetto di respirare e entro nell'acqua è un po' come se il tempo si fermasse, come uscire dalla vita normale e avere un momento soltanto tuo. Il tempo si ferma, ma devi anche essere estremamente consapevole di ogni secondo che passa: quando faccio un'immersione profonda io so esattamente quanto sono stato sott'acqua, ho la precisa coscienza di ogni secondo che passa. Mi sono reso conto che più che volere andare il più a fondo possibile la mia vera ricerca era quella di entrare davvero in contatto con il tempo, avere questa consapevolezza e sentire questo legame. Il tempo e lo spazio sono estremamente interconnessi e anche tutte le altre passioni che ho nella vita sono sempre legate al tempo (...).Se guardi lontano nel cielo e nello spazio stai anche guardando nel passato, perché la luce impiega tempo per compiere il suo percorso (...). Amo la fotografia e ne faccio un sacco, ed è un momento che tu rubi, in cui catturi l’istante e lo tieni per sempre. Trattenere il fiato è una cosa simile, per me: un respiro è un momento che rubo dalla realtà e che tengo per me.”

Riflettere sull'idea che la vita è una caduta libera, in quanto la terra è un luogo sconosciuto in cui atterriamo, cadiamo, rotoliamo e fluttuiamo, indipendentemente dalle nostre scelte. 

“Narcose” (2014)

https://www.youtube.com/watch?v=ldgxr4f6pWI 

In questo breve filmato, Guillaume e Gautier propongono una narrazione poetica delle allucinazioni e della percezione alterata caratteristiche di un’immersione estrema.

Le allucinazioni durante le immersioni più avanzate sono principalmente causate dalla narcosi, un effetto anestetico dovuto all'inalazione di gas compressi ad alta pressione, come l'azoto, che agisce sul sistema nervoso: tramite affascinanti coreografie eseguite in apnea da diversi attori e attrici, vengono messe in scena allucinazioni che Guillaume stesso provò durante una profonda immersione. Immaginare che queste erano le immagini che l’apneista aveva vissuto durante la sua caduta libera è estremamente suggestivo e fa ulteriormente riflettere sulle tematiche che ho proposto nella pagina precedente: le immagini che lui vede sono infatti strettamente legate alla sua quotidianità, a chi ama e al corpo umano. Una scena raffigura il matrimonio in profondità tra Nery e la meglio in cui lo stesso apneista però si vede dall’esterno non comprendendo la situazione. Un'altra particolare visione consiste in svariati corpi nudi di donne che fluttuano in una danza di mare, una in particolare incinta appare in tutta la sua sospesa purezza di madre.Trovo questo video estremamente interessante ed illuminante per vari motivi. Le immagini trasmettono forti emozioni riguardo la connessione tra l’essere umano e l’acqua, ci permettono di entrare nella mente e corpo di Nery e  di incontrare le sue sensazioni di profondità e infine scaturiscono una forte analogia con la vita “in superficie”.

Nella pagina precedente abbiamo parlato di come un individuo possa sentirsi in uno stato di sospensione anche nella vita quotidiana, in relazione a ciò trovo ulteriormente interessante indagare le alterazioni e allucinazioni che questi stadi possono provocare: penso che possiamo identificare un analogia tra le immagini che l’apneista esperisce in narcosi d’azoto e l’alterato stato di coscienza nel quale una persona può trovarsi in periodi di “apnea”. Io stesso ho fatto piu volte esperienza di stati della percezione alterati e allucinazioni causati solamente dalla mia condizione psicologica. In momenti come quello mi è capitato di vedere e percepire il mio corpo in modo simile alle scene del cortometraggio.

“One Breath Around the World” (2019)

https://www.youtube.com/watch?v=OnvQggy3Ezw 

“Un respiro in giro per il Mondo” è un documentario-performance che celebra l’apnea come danza con il mare, concentrandosi sulla luce e il silenzio. Néry vive l’apnea come sospensione del tempo, immersione nella coscienza e rito iniziatico, le suggestive immagini subacquee ci permettono di apprezzare tutti e tre questi aspetti, Guillaume ci porta in un viaggio emotivo stupendo. Sembra, come suggerisce poi il titolo, che con un solo respiro, l’ultimo prima di entrare in apnea, si possa entrare in un altro mondo per poi esplorarlo senza limiti.

Indaga isole di vegetazione sul fondale, si fa spazio tra architetture sottomarine e gruppi di pesci, nuota in armonia con grandi cetacei, corre, salta, cammina, si arrampica, fluttua tra diverse densità e materiali. Nel rapporto tra il corpo immerso e l’ecosistema marino la sospensione diviene condizione esistenziale, tra il respiro e la sua mancanza, tra la vita e la sua dissoluzione. Queste immagini mi hanno spinto di conseguenza a domandarmi: che significato ha l’ambiente marino per l’uomo? Come percepiamo la profondità dell’acqua? Cosa ci spaventa, cosa ci attira? Quali conoscenze ancestrali primitive si son perse nel rapporto coi mari? Perché la gravità ci tiene legati alla superficie? Finito il lungo viaggio nelle profondità, Nery riaffiora nel mondo superficiale, cammina fuori dall’acqua  attraversando una comune spiaggia affollata dalla quale era iniziata l’immersione.Questa immagine conclusiva ha rafforzato le sensazioni provate durante la visione.In quel momento ho capito che cosa ha voluto farci vedere, dove ha voluto portarci. Tutte quelle persone, come me, come noi, del mare vedono solo la superficie, la spiaggia: ne percepiscono solo un livello terrestre,  e quasi nessuno entrerà mai in contatto con la loro vera profonda natura. Nessuno di noi ha idea di cosa si trovi nell’immenso blu del mondo sottomarino e che percezioni abbiamo del nostro corpo in quel liquido. Eppure i mari e gli oceani ricoprono la maggior parte della superficie terrestre. Non conoscersi all’interno di quel luogo, implica perciò, una mancanza nella comprensione della nostra natura. Stesi sui nostri teli osserviamo il mare come orizzonte, come elemento pittorico di un dipinto prettamente terrestre, troppo poco coraggiosi per scendere in profondità, troppo pigri per conoscere davvero noi stessi.

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